DISCEPOLO MAESTRO

Il rapporto tra discepolo e maestro è di fondamentale importanza in un cammino di crescita, senza un corretto rapporto non si può ottenere alcun risultato. Un tempo questo rapporto costituiva il cardine dell’insegnamento nelle antiche scuole misteriche e per lo più si ritrova oggi nel discepolato religioso e nell’ambito delle arti marziali orientali.
Di seguito sono elencate alcune norme per un corretto atteggiamento nell’apprendimento:
imparare ad essere umili (“una tazza piena non può accogliere il the”),
evitare il desiderio di un’eccessiva comprensione mentale delle cose,
privilegiare i “sensi interni” e l’intuizione, in modo da “comprendere anche quando non si capisce”, “riconoscere un albero dai frutti” (e non dalle supposizioni di ciò che dovrebbe essere),
in ogni minimo suggerimento, pur dato in apparenza banalmente, ci può essere un saggio consiglio, essere sempre leali verso il gruppo, il proprio insegnante e l’insegnamento stesso, occuparsi di coloro che seguono e che hanno minor conoscenze lungo la via,
essere di esempio con la propria condotta,
avere sempre fiducia nelle proprie possibilità e nei suggerimenti ricevuti dall’insegnante,
non cercare di convincere gli altri di ciò che ritenete giusto e che state studiando, vivete ciò che siete!  ”Guardate la Luna e non il dito che la indica”.
Un allievo dovrebbe anche essere consapevole che la capacità di pronunciamento e il coraggio di esporsi, propri di un vero insegnante, possono generare in lui incomprensioni e malcontento, soprattutto se non ha elaborato sufficientemente la figura del padre e dunque proietta sulla figura che rappresenta l’autorità tutta la propria ribellione.
Durante un percorso di consapevolezza sarà inevitabile incontrare una fase di disillusione, in cui tutto ciò che prima era bianco apparirà nero: è un momento di crisi importantissimo perché permette di sbarazzarsi dell’accessorio e di identificare l’essenziale. Spesso la motivazione esteriore che ci ha fatto avvicinare ad un gruppo o ad una persona non ha niente a che vedere con la reale motivazione interiore, semplicemente ignorata dalla mentre razionale a causa della sua cecità, solo una volta spogliati dalle nostre illusioni, proiezioni ed identificazioni potrà emergere l’essenziale.
Esiste, inoltre, un lato di ombra in ciascun essere umano (quindi anche in una guida) ed il disprezzarlo negli altri, e permettersi di giudicarlo, è solo un abile modo per non mettere in discussione sé stessi. L’insegnamento reale che può arrivarci da un insegnante trascende completamente i suoi limiti umani, che – anzi – talvolta sono volontariamente accentuati ed apertamente espressi, sia per impedire agli allievi di attaccarsi all’esteriorità della propria figura, sia per aiutare in loro l’integrazione dell’archetipo dell’ombra . Qualora, infine, dovessimo sentire che un determinato percorso non ci “risuona” più interiormente e lo avessimo adeguatamente verificato mediante una sincera connessione con la nostra dimensione animica e spirituale, allora è bene essere onesti con sé stessi e con gli altri e prendersi la responsabilità di dirigersi altrove.
Senza dover minimamente rinnegare le nostre esperienze passate, possiamo sempre lasciarci guidare con fiducia dalla Vita in direzione di strade nuove ed orizzonti inesplorati, ringraziando coloro che ci hanno accompagnato sino ad oggi e portandoli con noi nel profondo del cuore.