IL DOJO

Le arti marziali fanno parte di quelle discipline sportive che, operando attraverso il corpo, plasmano la mente. Sono, infatti, indicate come discipline particolarmente formative sul piano psicologico. Tra i vantaggi che derivano dalla loro pratica, un posto di rilievo assume il miglioramento delle capacità d’autocontrollo , aiutano in altre parole, a valutare la situazione ed a reagire opportunamente. La capacità d’autocontrollo regola sia alcune manifestazioni impulsive, inibendole, sia altre di tipo limitativo che caratterizzano l’individuo inibito. Esisterebbero degli aspetti interni alla pratica, non legati alla tecnica, responsabili del miglioramento di tale funzione. Su un test che mette in rapporto arti marziali e autocontrollo, la quasi totalità degli atleti agonisti interpellati, ha riscontrato un miglioramento della capacità d’autocontrollo in situazioni non solo riguardanti la pratica palestra, ma anche nella vita quotidiana. In base alle risposte ottenute, si evince che la pratica delle arti marziali favorisce il miglioramento dell’autocontrollo. L’aumentata capacità d’autocontrollo è dovuta al tipo di disciplina comportamentale che si esige nelle arti marziali, tradizionalmente legate al confucianesimo e al taoismo.
Con la pratica delle arti marziali il soggetto impara a controllare le proprie emozioni, ma non totalmente poiché è positivo manifestarle spontaneamente. Così operando si provvede ad un orientamento delle emozioni che faccia sparire gli elementi negativi imparando a conviverci e finalizzandoli ai propri scopi.

 

 

 

IL DOJO

Dojo e’ un termine giapponese che significa etimologicamente luogo dove si segue la via.
In origine il termine, ereditato dalla tradizione buddhista cinese, indicava il luogo in cui il Buddha ottenne il risveglio e per estensione i luoghi deputati alla pratica religiosa nei templi buddhisti. Il termine venne poi adottato nel mondo militare e nella pratica del Bujutsu, che durante il periodo Tokugawa fu influenzata dalla tradizione Zen, percio’ e’ a tutt’oggi diffuso nell’ambiente delle arti marziali.
Nel budo e’ lo spazio in cui si svolge l’allenamento ma e’ anche simbolo della profondita’ del rapporto che il praticante instaura con l’arte marziale; tale ultimo aspetto e’ proprio della cultura buddhista cinese e giapponese, che individua il dojo quale luogo dell’isolamento e della meditazione.
I dojo erano spesso piccoli locali situati nelle vicinanza di un tempio o di un castello, ai margini delle foreste, perche’ i segreti delle tecniche venissero piu’ facilmente preservati. Con la diffusione delle arti marziali sorsero numerosi dojo che venivano in molti casi considerati da maestri e praticanti una seconda casa;
Il dojo e’ la scuola del sensei (maestro): egli ne rappresenta il vertice e sue sono le direttive e le norme di buon andamento della stessa; oltre al maestro ci sono suoi allievi, ed i sempai (allievi anziani di grado) che svolgono un importante ruolo: il loro comportamento quotidiano rappresenta l’esempio che deve guidare gli altri praticanti; quando un sempai non si cura del proprio comportamento diventa un danno per tutta la scuola. il dojo non e’ semplice spazio ma anche immagine di un atteggiamento, i dojo della Via si differenziano in questo aspetto dai normali spazi sportivi: l’esercizio fisico puo’ anche essere il medesimo ma e’ la ricerca del giusto atteggiamento che consente di progredire. L’allievo entra nel dojo e deve lasciare alle spalle tutti i problemi della quotidianità, purificarsi la mente e concentrarsi sull’allenamento per superare i propri limiti e le proprie insicurezze, in un costante confronto con se stesso.
Il dojo e’ come una piccola societa’, con regole ben precise che devono essere rispettate. Quando gli allievi entrano nel dojo; la loro condizione sociale o professionale viene lasciata negli spogliatoi, per il maestro essi sono tutti sullo stesso piano. Si apprende con le tecniche una serie di norme, che vanno dalla cura della persona al fatto di non urlare, non sporcare,non portare orecchini od altri abbellimenti (per evitare di ferirsi o di ferire), al fatto di comportarsi educatamente sino all’acquisizione dell’etica dell’arte marziale che discende da quella arcaico-feudale dei samurai: il Bushido o Via del guerriero.
Il coraggio, la gentilezza, il reciproco aiuto, il rispetto di se stessi e degli altri sono dettami che entrano a far parte del bagaglio culturale dell’allievo.
Nel dojo non si usa la violenza: non per nulla le arti marziali enfatizzano la forza mentale e non quella fisica, condannata prima o poi ad affievolirsi.
Si entra e si esce dal dojo inchinandosi: un segno di rispetto verso l’arte del ringraziamento per tutto cio’ che di valido essa ha offerto. Anticamente nel dojo veniva eseguito il rito del soji (pulizia): gli allievi, usando scope e strofinacci, pulivano l’ambiente, lasciandolo in ordine per i succesivi allenamenti. Tale gesto e’ il simbolo della purificazione del corpo e della mente: i praticanti si preparano ad affrontare il mondo esterno con umilta’, dote necessaria per apprendere e per insegnare l’arte marziale.
1- Entrando e uscendo dal dojo , inchinarsi in direzione della foto del maestro, o del centro della sala, se mancante, e dire “Osu” (pronunciato “Oss”), quindi girarsi in direzione degli altri studenti in palestra, inchinarsi e ripetere “Osu”.
2- Quando si entra in ritardo, e la lezione e’ gia’ cominciata, inginocchiarsi dando le spalle alla classe. Attendere con gli occhi chiusi in “Mokuso”.Quando l’insegnante vi rivolge la parola , rimanendo in seiza e inchinandosi, dite: “Shitesurei shimasu” (scusatemi per il ritardo). Alzarsi, girarsi verso il centro della palestra e dire “Osu”, quindi unirsi alla classe posizionandosi in fondo al gruppo.
3- Quando vi e’ domandato di muovervi verso un preciso punto del dojo, muovetevi sempre il più velocemente possibile.
4- Non praticate mai combattimento senza che sia presente un istruttore.Quando praticate il combattimento contro una cintura nera, cercate di dare il meglio, mostrando rispetto per il suo grado.Se pensate di poter mettere maggior forza e impegno nel combattimento, fatelo, ma ricordate che il senpai ha ben chiaro nella sua testa il vostro grado più basso, e quindi non combatterà mai nel modo più duro.
5- Non lasciate mai il vostro posto senza il permesso dell’insegnante.Mai camminare in mezzo ad una coppia che si sta esercitando, o di fronte all’insegnante mentre tiene la lezione.
6- Rivolgetevi all’insegnante chiamandolo, a seconda dei casi: Senpai, Sensei o Shihan. Non chiamate mai l’insegnante direttamente con il suo nome.
7- Non sbadigliate, non parlate, non state appoggiati al muro o rimanete inattivi durante la lezione. Un vero budoka è sempre attento e ben educato. L’aver raggiunto un grado elevato non vi autorizza ad avere un comportamento rilassato nel dojo.Non perdete il vostro tempo, ne’ fate in modo di farlo perdere agli altri, se non vi sentite pronti a dimostrare rispetto ai vostri compagni e all’insegnante. Questo include anche il lasciare la palestra prima che il corso sia finito.
8- Il vostro dogi deve essere pulito e lavato ogni volta.La cintura va messa all’aria, ma mai lavata, dal momento che contiene, simbolicamente, lo sforzo della vostra pratica.
9- Ascoltate attentamente gli insegnamenti del maestro.Ricordatevi che l’istruttore non vi chiedera’ mai di fare cio’ che lui non abbia fatto prima.Rispondete ad ogni lezione con “Osu”.
10- L’insegnante, chiunque esso sia, deve essere trattato con lo stesso rispetto che voi vi aspettereste dagli altri.Il Budo comincia e finisce con la cortesia. Se non potete trovare il modo di dimostrare rispetto ad una persona che vi dona il suo tempo insegnando, e’ meglio che non apparteniate a questo dojo.
11- Per motivi di igiene e sicurezza, non indossate gioielli, collane o braccialetti durante l’allenamento. Siate sempre attenti ad avere le unghie delle mani e dei piedi pulite e corte, ad avere il corpo e i piedi puliti. E’ buona regola lavarsi i piedi prima di entrare in palestra.Durante l’allenamento si lavora spesso a stretto contatto con gli altri.Nessuno ama allenarsi con chi e’ sporco. Ricordatevi inoltre che non e’ bene allenarsi con lo stomaco pieno, evitate di mangiare a partire da un ora prima della lezione. Questa regola vale anche per il fumo.
12- Prima di incominciare la pratica di una tecnica, rivolgersi al compagno con un inchino e dire: “Onegaishimasu”, pronunciato “Onegaishimass”(per favore, pratichiamo insieme). A fine pratica, sempre inchinandosi, ripetere: “Domo arigato gozaimashita” (Grazie per quello che hai fatto).  L’insegnamento non va diffuso senza autorizzazione .
Una buona educazione , la completa fiducia nell’insegnamento e l’amore per l’arte che si intende studiare sono tra le cose essenziali che l’allievo deve avere dentro di sé .
I genitori non possono assistere agli allenamenti tranne che per iL primo giorno .
Gli estranei possono assistere in qualunque momento facendo in modo da non fare deconcentrare gli allievi .
per qualunque informazione , si prega di attendere che il maestro o chi ne fa le veci si renda libero per non mancare di rispetto sia ai visitatori che agli allievi .
Ogni problema va rappresentato alla presidente , al maestro o in sede di riunione comune a tutti i genitori ed allievi .
Chi non può accettare queste regole , che rappresentano la vera essenza della pratica ,così come è stata trasmessa dalla tradizione , è pregato di andarsene e ritornare solo quando le avrà comprese e sarà disposto a seguirle .