SAMURAI E ZEN

SAMURAI

Il nome samurai deriva dal verbo saburau che significa “servire”. La fedeltà di questi guerrieri era proverbiale anche perché non erano dei semplici combattenti: essi seguivano con attenzione il codice d’onore dettato dal bushido, che oltre a regolarne il comportamento sul campo di battaglia ne scandiva la vita spirituale.
Il punto fermo del bushido, che letteralmente significa “via del guerriero”, era l’onore, inteso nel suo significato più vasto e totalizzante: il guerriero doveva essere integerrimo in ogni momento della sua vita, tanto in battaglia quanto nella vita quotidiana, fino ad autopunirsi con la morte in caso di trasgressione alle regole del bushsiria.
Il samurai doveva essere sobrio e modesto nella vita di tutti i giorni, ma, in guerra, doveva dimostrarsi coraggioso e valoroso.
Era tenuto a essere solidale con i compagni, ma anche leale verso il nemico.
Il bushido dettava infine i comportamenti da tenere nell’ambito del clan d’appartenenza e, in particolar modo, gli onori da tributate al proprio capo (daymo).

Cosa significa Seppuku? Semplice suicidio di un samurai?
Spesso, se le circostanze lo consentivano, il seppuku veniva preceduto da un bagno purificatore e da un banchetto offerto agli amici nel quale il samurai dimostrava rilassatezza, serenità e autocontrollo.
Alcune volte si scrivevano persino brevi poesie e versi (haiku) che descrivevano lo stato d’animo e davano l’addio alla vita.
Poi, seduto su un panno bianco, il samurai si squarciava il ventre (hara) con un risoluto movimento da sinistra verso destra.
Se le ultime forze glielo permettevano, faceva risalire la lama verso l’alto (jumonji,), per dimostrare la fiera volontà di morire.
L’arma usata era il wakizashi (spada piccola) ko-ga-tana (pugnale).
Nella fase culminante del rituale del suicidio, se il samurai non moriva e soffriva ancora dopo lo squarcio infertosi, un aiutante (kaishakunin), solitamente l’amico piu fidato, posizionato alle sue spalle, gli tagliava la testa con un taglio netto di katana.
Le occasioni per praticare il seppuku erano:
1 Desiderio di seguire il proprio Signore anche nell’aldila.
2 Evitare la cattura da parte del nemico in caso di sconfitta.
3 Contestare una decisione presa da un Signore.
4 Espiare una colpa commessa nei confronti di un superiore.

 

Zen – Cristianesimo: Talune pratiche dello Zen – fatte col necessario discernimento e avendo una solida formazione cristiana – possono aiutare la preghiera cristiana. Certamente, è necessario evitare di assimilare la “mistica” dello Zen alla mistica cristiana. Si tratta di due realtà che, se hanno indubbiamente taluni punti di convergenza, restano nella sostanza molto distanti tra loro.
Nello Zen l’esperienza della meditazione va approfondendosi verso il “centro” del proprio essere, e in ciò lo Zen può essere avvicinato alla tradizione mistica cristiana, nella misura in cui questa ispira a incontrare nel profondo dell’animo umano il suo Dio.
Nel percorso contemplativo del seguace Zen, lo scopo è quello di abbandonare pensieri, immagini, preoccupazioni e di raggiungere uno stato psichico indotto volontariamente con l’ausilio di svariate tecniche.
Nell’esperienza mistica cristiana invece l’incontro con Dio non è mai ottenuto per mezzo di una qualche tecnica o sforzo umano: esso è un dono gratuito. È qui che appare ciò che separa più radicalmente le due mistiche.